A cimbalo et organo

brani strumentali per clavicembalo e organo portativo

Anonimo (sec XIV)
Lamento di Tristano

Anonimo (sec XIII)
Des oge mais

Guillaume de Machaut (1300/05 – 1377)
Douce dame jolie

Anonimo Da Intabulatura nova de’ balli (Venezia, 1551):
Pass’e mezzo nuovo primo
Le force d’Hercole
L’herba fresca gagliarda
Fusi pauana a piana
Tu te parti gagliarda

Antonio Valente (1520 ca – 1581?)
Lo ballo dell’Intorcia

Girolamo Frescobaldi (1583 – 1643)
Canzona detta La Bernardinia, a canto e basso
Toccata I da Il secondo libro di toccate […], Roma 1637
Canzona IV da Il secondo libro di toccate […], Roma 1637

Domenico Scarlatti (1685 – 1757)
Sonata K 239 in Fa minore per clavicembalo
Sonata K 69 in Fa minore per organo

George Friedrich Handel (1685 – 1759)
Chaconne en G G 229 per clavicembalo
Fuga in Si minore G 27 per organo

Benedetto Marcello (1686 – 1739)
Sonata op. 2, n. 12
(Adagio – Minuetto – Gavotta – Largo – Ciaccona)

Sergio Chierici, organo portativo, organo, percussioni
Marco Montanelli, clavicembalo, clavicordo, salterio, oud, percussioni

Forse la più famosa invenzione di Ctesibio, ingegnere alessandrino del III secolo, fu quella dell’organo idraulico, il primo strumento musicale a tastiera della storia e anche il primo progettato scientificamente. Ctesibio diede al suo strumento il nome di hydraulis (ὕδραυλις), composto con le radici di ὕδωρ (acqua) e αὐλός (flauto), dal quale è derivato l’aggettivo idraulico, usato inizialmente solo per l’organo ed esteso poi ad oggetti senza relazione con la musica. L’organo idraulico continuò a essere costruito e usato, senza sostanziali innovazioni, in epoca imperiale e bizantina ed entrò in Europa quando l’imperatore bizantino Costantino V regalò uno strumento di questo tipo al re dei Franchi Pipino il Breve. Se all’inizio della sua storia l’organo era una curiosità scientifica prima e uno strumento da strada poi, nel Medio Evo entra solennemente in chiesa, pur restando in uso nei più diversi ambiti musicali: l’organo portativo, piccolo strumento medievale con una estensione limitata al registro acuto, da suonarsi con la mano destra mentre la sinistra fornisce l’aria azionando un mantice, coesiste fino a tutto il Seicento insieme con gli organi liturgici, costruiti in tutta Europa secondo scuole nazionali dai caratteri specifici.
L’importanza del clavicembalo nella musica dal ‘500 alla fine del ‘700 è assolutamente capitale. Nato probabilmente in ambito italiano dalla meccanizzazione dell’antico salterio verso la metà del ‘400, il clavicembalo diventa in breve lo strumento fondamentale per generazioni di musicisti che lo usano sia per la realizzazione del basso continuo che, parimenti, come strumento ideale per l’esecuzione di pagine solistiche d’immenso valore. Come per l’organo, costruttori italiani, fiamminghi, tedeschi, francesi danno vita a strumenti a pizzico con caratteristiche meccaniche, estetiche e sonore ben diverse fra loro. Nei primi anni del Seicento le vicende musicali dei due strumenti sono strettamente intrecciate: un organista è solitamente anche clavicembalista, e viceversa: la figura di Frescobaldi esemplifica bene il concetto. Con il Settecento le storie di clavicembalo ed organo cominciano a dividersi dando luogo a precise caratteristiche idiomatiche per i due strumenti: ecco quindi la leggendaria tenzone fra Scarlatti ed Händel che vede l’italiano vittorioso al cembalo ed il sassone all’organo. I due strumenti da tasto più importanti dell’epoca antica si fronteggiano qui in un duello musicale assolutamente pacifico: organo e clavicembalo dialogano, collaborano, offrono soli di grande espressività. Un viaggio musicale dal Medioevo al Barocco veneziano.