Bonum est confiteri Domino

Programmi, Seicento, vocale, vocale & strumentale

Bonum est confiteri Domino

Motetti a una, due, tre e quattro voci con il suo basso continuo per sonare

di Andrea Bianchi Da Sarzana (Vincenti, Venezia, 1612)

Andrea Bianchi Da Sarzana

O sacrum convivium – 2 canti, basso e basso continuo

Ascendit Deus – 2 tenori e b. c.

Ego dilecto meo – Canto e b. c.

Tantum ergo – Canto, basso e b. c.

 

Giovanni Paolo Cima

Sonata Prima a canto e basso

 

Andrea Bianchi Da Sarzana

Ego clamavi – Alto e b. c.

Bonum est confiteri Domino – Tenore, basso e b. c.

Oculi omnium – Canto e b. c.

Ut queant laxis – Canto, alto, tenore, basso e b. c.

 

………………………….

 

Andrea Bianchi Da Sarzana

O salutaris ostia – 2 canti, basso e b. c.

Pater noster – Tenore e b. c.

Iam delector – Tenore, basso e b. c.

Domine non sum dignus – Tenore e b. c.

 

Dario Castello

Sonata Prima a canto e basso

 

Andrea Bianchi Da Sarzana

Joannes vocabitur – 2 canti e b. c.

Ego sum panis vivus – Basso e b. c.

Ave Maria – Canto e b. c.

Gabriel angelus – 2 canti, 2 bassi e b. c.

 

Chiara Maggi, soprano

Patrizia Durando, soprano

Stefano Baldi, alto, tenore, basso

Luciano Bonci, tenore

Enzo Borghetti, basso

Don Franco Pagano, violoncello

Pino Nastasi, contrabbasso

Silvio Rosi, chitarra barocca, chitarra battente, tiorba, colascione

Massimo Lombardi, tiorba, liuti

Sergio Chierici, organo

Marco Montanelli, concertazione e clavicembalo

Andrea Bianchi Da Sarzana Motetti a una, due, tre e quattro voci (Vincenti, Venezia, 1612). Frontespizio della parte del Basso

 

La città di Sarzana (SP) è universalmente nota come culla di Cultura e di Storia. Se le arti figurative, plastiche e architettoniche hanno un’apprezzabilità immediata e tangibile (dalla Cattedrale di S. Maria al celebre Crocifisso di Mastro Guglielmo l’elenco è praticamente interminabile…), se personaggi quali Papa Niccolò V Parentucelli appaiono palesemente determinanti per la Storia del passato, anche l’Arte musicale è stata coltivata con risultati di indubbia eccellenza da un sarzanese illustre quale fu Andrea Bianchi. 

La biografia del Bianchi è un esempio significativo delle interrelazioni fra chiese e principi, per quanto riguarda la vita dei musicisti dell’epoca. Nato con ogni probabilità a Sarzana negli ultimi decenni del 1500, fu organista e compositore al servizio di varie importanti chiese: Chiavari, La Spezia, Sarzana, Savona e forse altre di cui non siamo a conoscenza. Come ci informano le dediche e i frontespizi delle sue opere, fu inoltre al servizio di Alderano Cybo Malaspina e Carlo I Cybo Malaspina, al cui seguito visse probabilmente anche a Genova. E’ testimoniata da fonti archivistiche la sua attività a Sarzana dal 1614 al 1622, quasi sicuramente ultima e definitiva meta del suo peregrinare. 

Quanto ci è pervenuto della sua opera è conservato esclusivamente in tre raccolte di musica sacra edite a Venezia intorno al 1611, variamente ristampate in Italia e all’estero negli anni successivi: Vespertina omnium solemnitatum, Mottetti e messe a 8 voci (entrambe le raccolte con dedica a Carlo I), Mottetti a una, due, tre e quattro voci. (in cui è definito organista del Duomo di Chiavari). Si tratta di composizioni che, nel loro complesso, testimoniano la solida padronanza delle tecniche compositive della “vecchia prattica”, ma anche un’attenzione modernissima e precoce alle nuove istanze espressive del primo Barocco: la sua opera è dunque un tassello essenziale nel panorama musicale dell’epoca.

 

Motetti a una, due, tre e quattro voci con il suo basso continuo per sonare. Libro primo 

La raccolta venne pubblicata nel 1612 a Venezia per i tipi dell’editore Giacomo Vincenti: il fatto che un editore tanto importante della città lagunare, culla dell’arte musicale del primo Barocco italiano, annoveri nel suo catalogo opere di Andrea Bianchi è già di per sé testimonianza del valore dell’Autore riconosciuto dai contemporanei; le numerose ristampe ad opera di svariati editori europei negli anni immediatamente successivi ne sono poi un’ulteriore prova. 

Sono 34 i mottetti contenuti nella raccolta: 9 ad una voce e basso continuo, 15 a due voci e b. c., 8 a tre voci e b. c., 2 a quattro voci e b. c. (di volta in volta soprano, alto, tenore o basso). I testi, in latino nella maggioranza dei casi con l’unica eccezione del mottetto in forma di madrigale spirituale Pietosissim’arciero (al serafico padre S. Francesco), sono generalmente tratti dalle Sacre Scritture. Se, come già accennato sopra, Bianchi componeva solitamente seguendo le solide basi del contrappunto rinascimentale, in queste composizioni lo stile del compositore sarzanese si pone nel solco dell’innovazione che porterà alla Seconda Pratica monteverdiana: la scrittura è, come già avverte il titolo della raccolta, per una, due, tre, o quattro voci accompagnate dal basso continuo; le linee melodiche hanno una condotta che appare in stretto collegamento con la prosodia del testo, e assecondano spesso il significato di quest’ultimo ricorrendo sovente a madrigalismi e pitture sonore per rendere al meglio gli affetti; la melodizzazione è inoltre spesso virtuosistica, di notevole difficoltà tecnica e di grande effetto: la destinazione per voci solistiche di questi mottetti è scontata. Il basso continuo sorregge le parti superiori con una condotta generalmente canonica, anche se sovente compaiono durezze armoniche molto interessanti. 

Dobbiamo agli studi della musicologa sarzanese Ilaria Zolesi le notizie a nostra conoscenza su Andrea Bianchi, come pure le trascrizioni in notazione moderna di ciò che al momento è noto della sua produzione. Se in questo concerto la maggioranza dei mottetti presentati sono in prima esecuzione moderna, è inoltre doveroso ricordare l’ottimo CD Musica Sacra e Profana del Levante Ligure 1582 – 1797, con esecuzioni dirette da O. Lacagnina e S. Federici, pubblicato nel 1992, in cui sono registrati due mottetti tratti dalla raccolta in oggetto. 

L’esecuzione dei mottetti presentati in questa occasione concertistica viene affidata alle voci dei solisti supportate da un ricco basso continuo, orchestrato con violoncello, organo, clavicembalo, tiorba, liuti, chitarra barocca. Prevedere un’esecuzione avvalendosi del solo organo sarebbe riduttivo: sappiamo bene come all’inizio del Seicento il gusto per la varietà timbrica fosse assolutamente essenziale; i trattatisti dell’epoca ci vengono in aiuto: ad esempio Agostino Agazzari (Del sonar sopra ‘l basso con tutti li stromenti…, Siena, 1607) suggerisce, per la realizzazione del basso continuo, l’impiego di strumenti di fondamento come clavicembalo, organo, liuto, tiorba, che guidano e sostengono la voce, accanto a strumenti come la chitarra, la spinetta, ecc., che danno ornamento alla melodia, scherzando e contrapontegiando. Pittori come Evaristo Baschenis, dal canto loro, evocano questa sontuosa ricchezza timbrica dipingendo una quantità di nature morte con strumenti musicali sapientemente assortiti. Un basso continuo ricco di colori è dunque indispensabile per assecondare la voce nella resa più efficace del Testo Sacro, secondo l’estetica musicale barocca. D’altra parte, è noto come anche nella Sarzana del Seicento circolassero parecchi strumentisti, oltre agli organisti, nell’ambito della musica sacra. Il programma del concerto comprende una selezione dalla raccolta consistente in 16 mottetti, intervallati da due sonate strumentali di due importanti autori coevi: Giovanni Paolo Cima e Dario Castello.

Bibliografia:

O. Lacagnina, I. Zolesi, Diva Armonia, Tridente, La Spezia, 1992.

Discografia:

Musica Sacra e Profana del Levante Ligure 1582 – 1797, gruppo vocale Musica Enchiriadis, Orchestra da Camera della Cattedrale di Bucarest, Oliviero Lacagnina e Stefano Federici direttori, 1992.